Parma 360, la decima edizione del festival che trasforma la città in un museo diffuso

Con PARMA 360 Festival, la città si riattiva attraverso un sistema diffuso di spazi e interventi che ridefiniscono il rapporto tra luce, percezione e esperienza.
Con PARMA 360 Festival, la città si riattiva attraverso un sistema diffuso di spazi e interventi che ridefiniscono il rapporto tra luce, percezione e esperienza.
Cover photo: Quadrifluoc

Parma è conosciuta a livello internazionale per la sua storia, per la sua cucina, per i suoi teatri, per i suoi palazzi storici. Ma è anche una città che, da dieci anni, attraverso PARMA 360 Festival lavora sulla propria dimensione culturale contemporanea, trasformandosi puntualmente in un museo diffuso grazie alla riattivazione di luoghi chiave del suo patrimonio. Dal 18 aprile al 2 giugno 2026, con la nuova edizione LUX. Visioni sulla luce prende forma un nuovo itinerario che attraversa ambienti straordinari ed eterogenei — dalla Galleria San Ludovico agli spazi settecenteschi di Palazzo Pigorini, fino al medievale Torrione Visconteo — estendendosi ad altri luoghi della città attraverso gli interventi di artisti nazionali e internazionali, appartenenti a generazioni e contesti differenti. Ce lo spiegano meglio le curatrici, Chiara Canali e Camilla Mineo.

1. Morphology by Antonio Barrese

Qual è stato il criterio di selezione in questa edizione?

Quello fondato su una logica di dialogo intergenerazionale e interdisciplinare, da sempre uno degli elementi distintivi di Parma 360. Da un lato, figure storiche come Antonio Barrese o Michael Kenna rappresentano una continuità con ricerche che hanno ridefinito il rapporto tra arte, fotografia e tecnologia a partire dalla seconda metà del Novecento. Dall’altro, mostre come Synthetic Horizons mettono in evidenza una nuova generazione di artisti che utilizza l’intelligenza artificiale non solo come strumento, ma come spazio critico e immaginativo. Il punto di incontro non è anagrafico ma metodologico: ciò che accomuna queste pratiche è un’attitudine sperimentale e una riflessione sulla luce come campo di indagine. L’obiettivo è creare un confronto, evitando una lettura lineare e proponendo un sistema aperto di relazioni.

2. Mini Shining by Antonio Barrese

Definite la luce un “linguaggio universale”, una “materia viva”. In che modo questa definizione si traduce operativamente nelle mostre?

In Morphology Light di Antonio Barrese, la luce si configura come fenomeno percettivo capace di alterare la visione. In altri contesti, come Quadrifluox, si attiva come processo, trasformando l’immagine attraverso la fluorescenza e introducendo una dimensione temporale e partecipativa. Nella fotografia di Michael Kenna, invece, la luce diventa scrittura, strumento di sottrazione e costruzione del paesaggio. Il dialogo si estende anche all’illustrazione contemporanea, con Jean Mallard, Clément Thoby e Florian Pigé. Operativamente, la luce agisce come medium trasversale che mette in relazione percezione, materia e immaginazione, attivando nello spettatore un’esperienza visiva, cognitiva e sensoriale.

3. Jean Mallard

Dieci anni di festival, oltre 200 artisti, 70 mostre. Cosa avete trasportato, di nuovo, in questa edizione?

Più che introdurre qualcosa di completamente nuovo, abbiamo portato a maturazione un percorso. Dopo dieci anni, il festival è diventato più consapevole della propria identità: non solo una rassegna di mostre, ma un format che mette in relazione linguaggi, generazioni e spazi. In questa edizione abbiamo lavorato in modo più radicale sul tema, scegliendo artisti che utilizzano la luce come elemento strutturale e costruendo un percorso più coerente e leggibile. Allo stesso tempo, resta centrale la varietà dei linguaggi — pittura, fotografia, installazione, illustrazione, arte digitale — che prova a offrire uno sguardo a 360 gradi sulla contemporaneità. Si rafforza inoltre l’idea di un museo diffuso e di un’esperienza che coinvolge attivamente il pubblico, non più spettatore ma parte del processo.

4. Clément Thoby

Parlate di un pubblico “parte integrante” del percorso. Cosa deve aspettarsi, da questa edizione?

Esperienze immersive e interattive, in cui lo spettatore attiva concretamente l’opera. È il caso dei lavori cinetici di Antonio Barrese, del progetto immersivo Del Sublime e di Quadrifluox, dove la luce non è solo da osservare ma da attraversare e vivere, modificando la percezione dello spazio e dell’immagine attraverso la luce di Wood. Il pubblico è chiamato a entrare dentro l’opera, a sperimentarla fisicamente e sensorialmente. Più che guardare, si tratta di fare esperienza: è in questo passaggio che la luce torna a essere una dimensione relazionale, non solo visiva.

Hai un progetto da raccontare?

Atmosfera è uno spazio aperto al dialogo. Se la luce è parte fondamentale della tua ricerca o di un tuo progetto specifico, siamo pronti ad ascoltarti. Selezioniamo progetti illuminotecnici, installazioni artistiche, progetti fotografici e storie capaci di esplorare il potenziale narrativo della luce.

Proponi il tuo portfolio o raccontaci un progetto a cui tieni.
Potrebbe diventare parte della nostra programmazione editoriale o dare il via a una collaborazione.

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