Tabula Plena: a Bergamo un laboratorio di idee illuminato dalle emoji

Le cinque emoji luminose realizzate da Claire Fontaine e l'allestimento site-specific di Fosbury Architecture trasformano Tabula Plena, mostra promossa dalla GAMeC all'interno del programma Pedagogia della Speranza, in un laboratorio partecipativo dedicato ai processi della conoscenza.
Le cinque emoji luminose realizzate da Claire Fontaine e l'allestimento site-specific di Fosbury Architecture trasformano Tabula Plena, mostra promossa dalla GAMeC all'interno del programma Pedagogia della Speranza, in un laboratorio partecipativo dedicato ai processi della conoscenza.
Cover: Veduta dell’installazione, GAMeC / Palazzo della Ragione, 2026. Foto Nicola Gnesi Studio
 

Sospese nel solenne volume medievale della Sala delle Capriate nel Palazzo della Ragione di Bergamo, cinque sculture luminose a forma di emoji fluttuano nello spazio come spettri delle modalità di comunicazione dell’età contemporanea. È questa la componente fondamentale dell’intervento site-specific ideato dal duo artistico Claire Fontaine per “Tabula Plena” (4 giugno – 18 ottobre 2026), mostra promossa dalla GAMeC nell’ambito del programma “Pedagogia della Speranza”, con la direzione artistica di Lorenzo Giusti, la curatela di Sara Fumagalli, Valentina Gervasoni e Irene Guandalini, e la partecipazione di Sara Tonelli e Rachele Bellini del dipartimento educativo di GAMeC. Concepite in stretto dialogo con l’intera installazione firmata dal collettivo Fosbury Architecture, le cinque emoji luminose rilanciano una riflessione sui processi della conoscenza e dell’educazione, mettendo in evidenza l’influenza crescente dei dispositivi elettronici e delle intelligenze artificiali sul modo in cui costruiamo relazioni, elaboriamo informazioni e definiamo la nostra percezione del mondo.

1. Foto Nicola Gnesi Studio. Courtesy GAMeC - Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo

La luce delle emozioni readymade

Nel progetto di Claire Fontaine, scrive Anita Chiari in “A User’s Manual to Claire Fontaine” (Lenz Press 2024) «il readymade [è usato] come una pratica critica per tracciare percettivamente e affettivamente le mutevoli dinamiche della forma-merce all’interno del volatile terreno del modo di produzione capitalistico». Questo lavoro del duo formato da Fulvia Carnevale e James Thornhill si muove nell’alveo di quello che sempre Chiari definisce “concettualismo affettivo” (affective conceptualism), una pratica che connette l’esperienza emotiva con la teoria sociale. Appropriandosi delle emoji – icone grafiche prefabbricate che usiamo per sintetizzare le nostre emozioni negli scambi digitali – Claire Fontaine le sottrae al flusso effimero degli schermi, e le trasforma in oggetti fisici, tridimensionali e luminosi.

2. Laboratorio attivo durante la mostra. Courtesy GAMeC - Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo

La luce diventa qui strumento che contribuisce all’attivazione del readymade: l’oggetto visivo viene prelevato dalla circolazione virtuale e riacceso nello spazio di mostra, trasformandosi in una “emozione readymade” (readymade emotion, scrive sempre Chiari). Le cinque sculture luminose in mostra includono tre diverse raffigurazioni del pianeta Terra, uno smartphone e un pacco regalo. Sospese direttamente sopra la testa dei visitatori, le tre Terre ricordano che la complessità del mondo richiede molteplici prospettive, a 360°, superando la vista bidimensionale degli schermi; lo smartphone, spogliato della sua luminosità reattiva, diviene ritratto dell’isolamento e della pervasiva mediazione tecnologica; il pacco regalo invita a interrogarsi sulle logiche del consumo in rapporto al valore del dono. In questo modo, la presenza luminosa agisce come uno strumento di unlearning, interrompendo l’automatismo digitale per restituire corpo e presenza alla percezione dello spazio.

3. Laboratorio attivo durante la mostra. Courtesy GAMeC - Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo

Il dialogo con l’architettura di Fosbury Architecture

Le sculture luminose di Claire Fontaine fluttuano sopra un’ampia piattaforma progettata dal collettivo Fosbury Architecture. Il cuore teorico e compositivo dell’intero intervento risiede nel sovvertimento del concetto di tabula rasa – introdotto da John Locke e storicamente radicato nella teoria pedagogica classica, per il quale la mente umana alla nascita è come un foglio bianco di fronte al quale il processo educativo ha il ruolo di autore.

Se l’approccio della tabula rasa presuppone uno spazio vuoto, per imporre un nuovo modello dall’alto, la proposta di Fosbury Architecture adotta invece il principio freiriano di “tabula plena”. Ispirandosi alla pedagogia critica del pensatore brasiliano Paulo Freire, il progetto riconosce che sia l’involucro storico del Palazzo della Ragione, sia le persone che lo attraversano non sono contenitori neutri o presenze passive. Al contrario, la comunità e il luogo sono già “pieni” di storie, relazioni, memorie e potenzialità. Da questi presupposti prende forma il progetto di Fosbury Architecture, che ha dato forma a un ambiente democratico e pienamente fruibile, un invito ai visitatori a farsi parte attiva dell’esperienza espositiva.

L’architettura dell’allestimento è caratterizzata da una superficie nera che evoca quella di una lavagna scolastica, segnata dai “glifi”, configurazioni visive nate dai laboratori svolti con gli studenti di tredici classi del territorio bergamasco prima dell’inaugurazione. Al centro, un’arena destinata all’incontro e al dibattito, che ospita tre stazioni per laboratori permanenti co-progettati con Numero Cromatico (sulla decostruzione degli algoritmi), l’URPS di Sabrina D’Alessandro (sul recupero di parole rare) e Adelita Husni Bey (sul linguaggio dell’educazione).

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