Cover: Arcadia70 Duo
Pietre naturali, metalli preziosi e luce che si fondono in un unico oggetto. Questa la ricetta delle elegantissime lampade di Matlight Milano, marchio meneghino che ha fatto una sintesi tra alta qualità, produzione artigianale e forme geometriche, pure la sua bandiera. A tu per tu con il founder e CEO Matteo Terragni abbiamo scoperto che ogni lampada può essere considerata un pezzo unico, perché un taglio di onice o di alabastro non sarà mai uguale a nessun altro. «Abbiamo l’ambizione di creare prodotti destinati a durare nel tempo sia nei materiali che nell’estetica», scrive Terragni sulle pagine del sito. Una dichiarazione di intenti molto chiara e precisa, perseguita da oltre 10 anni con cura artigianale e con approccio imprenditoriale.
Qual è il suo background professionale e come è nata Matlight Milano?
«Dopo diversi anni trascorsi nel settore finanziario, lavorando per banche d’investimento internazionali e occupandomi di progetti di internazionalizzazione per aziende italiane, ho sentito l’esigenza di trasformare una passione coltivata da sempre in un progetto imprenditoriale. Il design, e in particolare il rapporto tra materia e luce, mi ha sempre affascinato. Nel 2014 ho fondato Matlight Milano con l’obiettivo di creare un marchio artigianale capace di proporre un approccio originale all’illuminazione decorativa. L’idea era quella di mettere al centro materiali naturali come alabastro, onice e selenite, valorizzandone le caratteristiche attraverso la luce e creando oggetti dal forte contenuto materico ed emozionale».
Quali sono i punti di forza del brand e la sua unicità?
«L’unicità di Matlight Milano risiede proprio nell’incontro tra pietra e luce. Ogni collezione nasce dall’osservazione di come la luce attraversa, riflette o esalta le caratteristiche di materiali naturali come alabastro, onice e selenite. La pietra non è un semplice elemento decorativo, ma il punto di partenza del progetto. Le sue venature, trasparenze e variazioni cromatiche rendono ogni pezzo irripetibile e contribuiscono a creare atmosfere uniche. Non a caso il nostro motto è: “Stone Meets Light”».
La produzione delle lampade Matlight Milano è interamente artigianale. A chi vi rivolgete per le lavorazioni?
«Collaboriamo con una rete consolidata di artigiani specializzati tra Milano e la Lombardia, ciascuno con competenze specifiche nella lavorazione dei metalli e della pietra naturale. La realizzazione di una lampada Matlight coinvolge processi diversi che spaziano dalla lavorazione dell’ottone – tornitura, piegatura, saldatura e finitura galvanica – fino alle tecnologie più avanzate per la lavorazione della pietra, come il taglio a getto d’acqua e le lavorazioni su macchine CNC a cinque assi. Questa sinergia tra sapere artigianale e tecnologia ci consente di mantenere un elevato livello qualitativo e una grande flessibilità progettuale».
Chi disegna le lampade? Avete un ufficio stile interno?
«La maggior parte delle collezioni presenti oggi a catalogo è stata progettata e sviluppata direttamente da me. Seguo personalmente l’intero processo creativo, dall’idea iniziale fino alla prototipazione. Parallelamente, Matlight Milano collabora regolarmente con architetti e designer, sia per personalizzare modelli esistenti sia per sviluppare nuovi prodotti. Alcune collaborazioni sono sfociate in vere e proprie collezioni entrate stabilmente nel catalogo, come quelle realizzate con Droulers Architecture, Ekaterina Elizarova e LC Atelier. Recentemente abbiamo inoltre avviato una nuova collaborazione con la designer Mara Bragagnolo, autrice del concept dello showroom Officine Profumarie Satinine Milano, con la quale stiamo sviluppando una nuova collezione che verrà presentata nei prossimi mesi».
A chi vi rivolgete principalmente? Dove si possono vedere e acquistare le vostre creazioni?
«Il nostro interlocutore principale è rappresentato dagli studi di architettura e interior design internazionali che selezionano i nostri prodotti per progetti residenziali, hospitality e contract di alto livello. Riceviamo comunque anche richieste dirette da parte di clienti privati alla ricerca di pezzi distintivi e altamente personalizzabili. Dal punto di vista commerciale operiamo sia direttamente sia attraverso piattaforme internazionali di riferimento nel settore del design e del lusso, come 1stDibs e Artemest, che contribuiscono a dare visibilità alle nostre collezioni soprattutto sul mercato statunitense».
Matlight Milano è specializzata nella progettazione di lampade custom per progetti high-end. Che tipo di supporto date ad architetti e interior designer? Quali sono i progetti di cui andate più orgogliosi?
«Nel corso degli anni abbiamo realizzato numerosi progetti su misura per studi di architettura, gallerie di design e marchi internazionali. Oggi abbiamo scelto di concentrare le nostre energie principalmente sullo sviluppo del brand e delle collezioni Matlight, mantenendo però un elevato grado di personalizzazione dei modelli a catalogo. Supportiamo architetti e interior designer nella scelta di materiali, finiture, dimensioni e soluzioni illuminotecniche, affinché ogni prodotto possa integrarsi perfettamente nel progetto. Tra le realizzazioni di cui andiamo particolarmente orgogliosi fmi piace citare il Carlton Hotel di St. Moritz, dove le nostre applique Grand Stick personalizzate illuminano il ristorante principale; la nuova sede di Morgan Stanley a Parigi, per la quale sono state selezionate le applique Stick; la Caviar House a Londra, con l’installazione delle Grand Stick nella sala principale; i Conrad Algarve Luxury Apartments in Portogallo, dove i pendenti Selene e le lampade da tavolo Funghetto arredano gli appartamenti; la Royal Mansour di Casablanca, con diverse installazioni delle collezioni Stick e Levante».
Quali novità avete presentato allo scorso Fuorisalone e in che direzione sta andando la vostra ricerca?
«In occasione dell’ultimo Fuorisalone abbiamo presentato Arcadia 70, una nuova lampada da tavolo in alabastro e nichel satinato disponibile nelle versioni Solo e Duo. Il progetto si ispira alle forme morbide e scultoree del design degli anni Settanta, reinterpretate attraverso un linguaggio contemporaneo e integrate con soluzioni tecnologiche come il comando touch. Abbiamo inoltre introdotto il nickel satinato all’interno della nostra gamma di finiture, applicandolo ad alcuni dei nostri modelli più iconici, tra cui Funghetto, Fungotto, Stick e Grand Stick. Una scelta che riflette la volontà di esplorare nuovi linguaggi estetici mantenendo invariata l’identità materica del brand».
Dove volete arrivare? Qual è la vostra visione futura? State lavorando a progetti particolari? Pensate di aprire uno showroom a Milano?
«La nostra visione è continuare a consolidare il posizionamento di Matlight Milano come marchio di riferimento nel settore dell’illuminazione decorativa artigianale, sia in Italia sia sui mercati internazionali. Vogliamo crescere senza rinunciare ai valori che ci contraddistinguono: qualità dei materiali, attenzione ai dettagli, lavorazione artigianale e capacità di personalizzazione. Parallelamente stiamo investendo nell’ottimizzazione dei processi produttivi per rispondere in modo sempre più efficiente alla crescente domanda proveniente dal mercato internazionale. Per quanto riguarda uno showroom monomarca a Milano, è certamente una possibilità che consideriamo per il futuro. Oggi, tuttavia, la nostra priorità è continuare a sviluppare il prodotto e rafforzare la presenza del brand attraverso collaborazioni strategiche e progetti di alto profilo».




