Schiaparelli SS 2026 ha trasformato le lampade di sale in gioielli luminosi

Nella penombra del Centre Pompidou, alla Paris Fashion Week, i gioielli salt lamp della sfilata di Schiaparelli brillano di luce propria. Daniel Roseberry prende l’oggetto più domestico e New Age degli anni 2000 e lo trasfigura con l’alchimia surrealista dell’atto creativo.
Nella penombra del Centre Pompidou, alla Paris Fashion Week, i gioielli salt lamp della sfilata di Schiaparelli brillano di luce propria. Daniel Roseberry prende l’oggetto più domestico e New Age degli anni 2000 e lo trasfigura con l’alchimia surrealista dell’atto creativo.

Nel buio di velluto del Centre Pompidou, durante la sfilata della Paris Fashion Week di Schiaparelli prêt-à-porter Dancer in the dark, con l’incedere sofisticato delle modelle sono apparse delle fiammelle mobili. Non si trattava di fiaccole, ma di gioielli: i gioielli salt lamp di Schiaparelli.

©Schiaparelli

Un simbolo New Age anni 2000

I gioielli salt lamp sono luci calde e un po’ “salate” che non riflettono la luce, la emettono, replicando in scala miniaturizzata il principio delle lampade di sale. Un trend home décor esploso intorno ai primi Duemila per esprimere le nuove filosofie New Age e un concetto olistico di benessere che si sarebbe sviluppato nei tempi successivi.

©Schiaparelli

Ma come sono stati realizzati questi gioielli e qual è l’effetto di un oggetto che brilla di luce propria sulla passerella Schiaparelli? Le pietre di sale himalayano sono state scavate internamente per inserire un micro-LED alimentato a batteria. Il principio è lo stesso delle salt lamp domestiche tanto amate dal décor wellness degli anni 2000: il sale, naturalmente traslucido, diffonde un bagliore che nessuna gemma tradizionale può imitare. Grazie alla presenza di oligoelementi e alle variazioni cromatiche, la luce assume sfumature corallo, dorate e giallo-ambrate.

Schiaparelli tra lusso e surrealismo

Montato su collane, bracciali e orecchini, il sale diventa protagonista luminoso della passerella, portando con sé il proprio significato di purificazione, insieme alla luce che costituisce un’allegorica via da seguire nel mood di Dancer in the dark.

©Schiaparelli

Anche il design richiama l’arte: collane con pietre sovrapposte, orecchini di sfere irregolari e luminose, bracciali squadrati, per accendere la forza luminosa contro la fragilità della forma. In passerella i gioielli hanno “matchato” con look pronti a valorizzarli: effetti trompe-l’œil, metalli dorati, tulle, strass, cut-out, minimalismi, colletti asimmetrici, volant destrutturati. Queste immagini, ispirate al surrealismo di Salvador Dalí, sono apparse eteree e impalpabili proprio come un’opera d’arte. Schiaparelli, maison attenta al concetto di cultura, porta avanti un’idea filosofica: anche un materiale umile come il sale può diventare lusso.

Il significato della sfilata Dancer in the dark, ballare nel buio

«Assistere a una sfilata Schiaparelli dovrebbe essere come visitare un museo: un’esperienza allo stesso tempo ispiratrice, aspirazionale e rassicurante. […] Dovrebbe essere come danzare nel buio: altrettanto liberatorio, altrettanto intimo, altrettanto gioioso». Il direttore creativo Daniel Roseberry racconta di essersi ispirato, per la sfilata Schiaparelli Primavera/Estate 2026, al consumo “fast” delle esperienze nella modernità del social posting, in cui il più grande bisogno è essere “ispirati per un istante”, non più “intrattenuti a lungo”.

©Schiaparelli

Ma non solo: forte di un legame storico della maison con il mondo della cultura, la collezione Dancer in the dark rappresenta la luce della bellezza, della filosofia della moda, in un mondo che forse è caduto, o sta cadendo, nella selva oscura. Potremmo cogliere anche un riferimento a Dancer in the Dark di Lars von Trier e all’iconico ruolo di Björk. Questa operazione magica, del sale che diventa gioiello luminoso, è possibile grazie alla moda, o meglio all’atto creativo all’origine di un museo, un abito o un gioiello; una magia che trasfigura le cose e le rende traslucenti.

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