Marco Filibeck per ATMOSFERA Mag: una lecture sull’illuminazione teatrale, tra emozione e tecnica

Nuovo appuntamento con le live di Binaries il 15 ottobre. Da non perdere la lezione gratuita del direttore della fotografia Marco Filibeck, che parlerà della sua lunga collaborazione con la compagnia spagnola La Fura dels Baus.
Nuovo appuntamento con le live di Binaries il 15 ottobre. Da non perdere la lezione gratuita del direttore della fotografia Marco Filibeck, che parlerà della sua lunga collaborazione con la compagnia spagnola La Fura dels Baus.

Un viaggio tra scenografie magnifiche, messe in scena di opere famosissime, emozione e luce. In programma il prossimo giovedì 15 ottobre la nuova lecture del ciclo Binaries, curato da ATMOSFERA Mag; un momento pensato per dare spazio a importanti attori del mondo del lighting, che per questo appuntamento ospita il maestro Marco Filibeck.

Conosciuto soprattutto per il suo ruolo cruciale al Teatro alla Scala di Milano, dove è entrato nel 1985, ha coordinato e progettato l’illuminazione per produzioni ai quattro angoli del globo, occupandosi anche di eventi d’arte, moda e mostre fotografiche.

Durante l’incontro, Marco Filibeck approfondirà il suo rapporto di lunga data con il regista del gruppo catalano La Fura dels Baus, Àlex Ollé, con cui ha collaborato per una dozzina di produzioni di opera lirica e, nel corso dell’ultima estate, per la messa in scena della tragedia I Persiani al Teatro Greco di Siracusa.

La partecipazione è gratuita previa iscrizione sulla piattaforma Luma; la lecture sarà in italiano con traduzione simultanea in inglese. I posti sono limitati e si stanno esaurendo rapidamente. Le iscrizioni chiuderanno non appena sarà raggiunta la capienza massima.

Prima dell’appuntamento vi invitiamo a (ri)leggere la nostra intervista a Marco Filibeck, nella quale ci ha raccontato la sua visione della luce e la sua importanza espressiva: 

«La luce negli ultimi tre decenni è diventata uno strumento espressivo importante e sempre più centrale nelle messe in scena, perché permette di supportare un racconto registico e drammaturgico che con il suo linguaggio, oltre che emozionale o estetico, può diventare concettuale. Non è sempre stato così, quando ho iniziato attorno al 1980, la tecnologia non era neppure paragonabile a quella di cui si dispone oggi; le aspettative erano diverse e commisurate allo stato dell’arte. Oggi dalla materia luce si pretende molto e la figura del lighting designer è stata ridefinita perché deve utilizzare tecnologie in continuo aggiornamento. Il lavoro è diventato molto più stimolante ma anche molto più complesso».

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