Cover foto: Render lampada a sospensione Kore, progetto del gruppo di Giuliana Bonaccorso, Laura D’Alessio, Aurora Filesi, Delfina Valanzano e Giovanna Scarico.
Come rendere più accogliente, come “definire l’atmosfera” di un alloggio per studenti attraverso il lighting? Come la luce può essere lo strumento principale di interpretazione e trasformazione dello spazio e degli arredi? Sono queste, in estrema sintesi, le domande a cui sono stati chiamati a rispondere gli studenti gli studenti dei corsi di Product Design e Interior Design di Accademia Italiana Roma.
L’idea del workshop “Abitare l’atmosfera” è nata da un dialogo tra A.A.G. Stucchi – realtà specializzata in sistemi di illuminazione a binario, già partner di Accademia Italiana – e la redazione di ATMOSFERA Mag, la rivista digitale che affronta il mondo della luce in ogni sua accezione e sfumatura, con occhio attento alle ultime tendenze e alla creatività sperimentale, di cui A.A.G.Stucchi è editore. I ragazzi sono stati spinti a pensare fuori dagli schemi e ad adottare un approccio sperimentale, sempre tenendo conto dell’effettiva fattibilità e realizzabilità delle proprie idee. Hanno lavorato a gruppi, ed il loro lavoro è stato poi valutato dai referenti lato azienda e magazine: a “vincere” il team tutto al femminile composto da Giuliana Bonaccorso, Laura D’Alessio, Aurora Filesi, Delfina Valanzano e Giovanna Scarico, autrici di una proposta modulare e modulabile, basata sull’utilizzo del cerchio come forma base.
Il brief e la genesi del concorso Abitare l’atmosfera
L’attenzione di A.A.G. Stucchi e di ATMOSFERA Mag verso i giovani talenti della progettazione è la base su cui si fonda il rapporto con Accademia Italiana: da un lato un’eccellenza nella formazione, dall’altro un’azienda e una rivista inserite nel mondo della progettazione contemporanea.
In virtù della sua specializzazione, A.A.G. Stucchi ha proposto di lavorare su sistemi aperti, adattabili e riconfigurabili (ma non per forza basati sul binario). Parallelamente, ATMOSFERA Mag ha stressato sul concetto di progetto come contenuto, chiedendo un output che potesse essere facilmente condiviso e inserito in un discorso culturale sulla luce.
Il brief si è concentrato sulla casa dello studente, uno spazio ibrido, sovente condiviso, dove le funzioni si intrecciano e sovrappongono anche in maniera caotica. Questa condizione rende le residenze studentesche un contesto ideale per indagare il rapporto tra spazio, comportamenti quotidiani e qualità dell’atmosfera. Ogni progetto presentato dagli studenti ha affrontato la questione: all’interno di uno spazio per studenti in che modo l’integrazione/interazione della luce con gli elementi presenti (anch’essi da progettare) può definirne la qualità funzionale, emotiva e relazionale? Gli ambienti presi in considerazione sono stati tantissimi, come le soluzioni che accolgono i fuorisede: monolocali, stanze condivise, appartamenti e residenze universitarie
Il progetto vincitore del concorso Abitare l’atmosfera
Il lavoro presentato da Giuliana Bonaccorso, Laura D’Alessio, Aurora Filesi, Delfina Valanzano e Giovanna Scarico è risultato il più pertinente al tema, grazie alla sua approfondita analisi critica e alla centralità della luce come elemento progettuale. La proposta ha convinto anche per la capacità di costruire un’atmosfera riconoscibile e intenzionale, per la sua potenziali realizzabilità e, in generale, per la qualità dell’output prodotto.
La proposta nasce dall’assunto, sacrosanto, secondo cui lo studente fuorisede vive in una condizione di sospensione tra la casa nativa, legata alla sicurezza e alla memoria, e la casa in affitto, percepita come uno spazio precario, funzionale e spesso condiviso forzatamente. Spiegano le studentesse: «In questo contesto, la luce smette di essere un semplice support tecnico e diventa un filtro capace di mediare tra la freddezza della stanza universitaria e il calore domestico, integrare le necessità di concentrazione con quelle emotive e trasformare un ambiente temporaneo in una casa reale. L’obiettivo è permettere allo studente di smettere di sentirsi un ospite e iniziare ad abitare pienamente la propria quotidianità».
Nel pratico, la proposta del gruppo si basa sulla ripetizione della figura del cerchio come concept creativo nei vari elementi strutturali e di illuminazione, percepita come morbida e accogliente. Pertanto l’appartamento proposto ha tramezzi curvilinei, senza spigoli vivi; il lighting si concentra sulla zona comune che funge da living – cucina – zona studio e propone l’installazione di apparecchi a sospensione di forma circolare, anch’essi progettati dai ragazzi, nella dimensione e nella quantità necessaria ad assolvere il compito visivo, con particolare attenzione alla zona divano e al tavolo. Gli apparecchi a doppia emissione sono dotati di warm dimming, che consente di assecondare il ritmo circadiano con la variazione di luce calda e fredda durante l’arco della giornata. Il tutto viene gestito da sistema domotico Casambi, facile da programmare e controllare.
Secondo i professori e i membri della giuria, la proposta «…ha dimostrato che la luce può essere una struttura attiva dello spazio, capace di organizzare, trasformare e rendere abitabile un ambiente complesso e mutevole come quello delle residenze studentesche».