Cover: Foto courtesy di Fabbrica di San Pietro. Progetto Osram/Zumtobel con arch. Alessandra Reggiani
Nel sottosuolo della Basilica di San Pietro si trova la Necropoli Vaticana, uno dei luoghi più delicati e significativi del complesso, di recente protagonista di un nuovo progetto d’illuminazione nato dalla partnership tra Osram e Zumtobel, con la collaborazione dell’architetto e lighting designer Alessandra Reggiani. L’obiettivo di questo vero e proprio “restauro della luce” è quello di rendere sicuro e godibile il percorso di visita senza comprometterne l’equilibrio conservativo e la dimensione spirituale. Dalla discesa lungo la suggestiva “scala del tempo” fino all’incontro con la tomba dell’Apostolo Pietro, la luce oggi accompagna il visitatore lungo un percorso che Alessandra Reggiani ci ha raccontato in prima persona.
La Necropoli Vaticana presenta condizioni microclimatiche particolarmente critiche. In che modo questi vincoli — in termini di umidità, conservazione e compatibilità dei materiali — hanno orientato lo sviluppo del sistema illuminotecnico?
«La principale criticità di questo intervento progettuale è indubbiamente legata alle particolari condizioni microclimatiche dello spazio ipogeo, tanto che, oltre al sistema illuminotecnico, sono stati con l’occasione ripristinati i sistemi di purificazione dell’aria ed è stato pianificato un sistema di disinfezione attraverso lampade germicide, al fine di ridurre – oltre alle problematiche legate alla luce – anche i fattori di rischio biologico. L’elaborazione del concept di progetto della nuova illuminazione è stata preceduta da un’attenta e dettagliata fase analitica legata proprio alla valutazione dei valori di umidità relativa, della temperatura, dei livelli di illuminazione in essere ed auspicati, nonché alle peculiarità di ciascun materiale presente in opera. Gli esiti di tali campagne hanno permesso di proporre soluzioni customizzate per ciascun ambito d’impiego, annullando i fattori di rischio, già molto ridotti rispetto al passato grazie all’applicazione della nuova tecnologia LED».
Il progetto lavora su livelli di illuminamento molto contenuti e su un attento controllo delle componenti spettrali. Quali sono state le strategie adottate per coniugare esigenze conservative e qualità della percezione visiva?
«La necessità primaria di garantire le migliori condizioni a livello conservativo, applicando dunque livelli di luce anche sotto la soglia dei 50 lux canonici consigliati per materiali fortemente fotosensibili e spazi così fragili da un punto di vista microclimatico e impiegando sorgenti caratterizzate da uno spettro con emissioni ridotte e controllate nell’area del rosso e del blu – stimolanti da un punto di vista fotobiologico – ha reso indispensabile un’attenta applicazione delle qualità percettive, lavorando gradualmente sul passaggio fra visione fotopica, mesopica e scotopica, rendendo perfettamente bilanciate le peculiarità naturali del nostro occhio. I visitatori, guidati dalla luce, attentamente calibrata in quantità e direzione, si adattano gradualmente ai livelli di luce contenuti favorendo un’ottima risposta ed acuità visiva nelle zone meno illuminate, che risultano perfettamente leggibili anche grazie al leggero effetto di contrasto cromatico fra tonalità calde (2700-3000 K) e al dialogo bilanciato fra luce ed ombra».
Il percorso, a partire dalla “scala del tempo”, costruisce una sequenza narrativa molto precisa. Come avete utilizzato la luce per strutturare questa gerarchia spaziale e guidare la lettura del visitatore?
«Per questo importante progetto la luce è stata concepita come il cardine del nuovo allestimento e proposta come l’elemento guida che prende per mano il visitatore e lo conduce con sé in un viaggio a ritroso di circa duemila anni, attraverso un percorso di conoscenza e fede che culmina con la visione dell’umile tomba alla Cappuccina dell’Apostolo Pietro, in un crescendo di emozioni e spiritualità. La luce guida e racconta, cercando di scomparire il più possibile come forma – i corpi illuminanti – per lasciare totalmente la scena agli effetti. Una luce che accarezza in modo gentile ma efficace le superfici, calibrando metodologie applicative e direzione delle emissioni in funzione delle caratteristiche geometriche e materiche delle superfici interessate: luce in radenza nel sottogrado con tecnologia tunable white per la scala cronologica, in cui il gradiente cromatico enfatizza il concetto del tempo passato; luce zenitale con ottiche wallwasher incrociate per l’illuminazione morbida e uniforme delle facciate; effetti di proiezione per la valorizzazione di dettagli; luce diffusa a parete per il percorso; luce dall’alto per gli interni delle tombe e sistemi di accento miniaturizzati; illuminazione in radenza per epigrafi e superfici incise, finalizzata a restituire texture e leggibilità dei reperti. La luce e i corpi illuminanti custom sono dunque interamente plasmati dal racconto e dal dialogo che intendono creare con i visitatori, in un effetto suggestivo e quasi immersivo».
L’intervento prevede soluzioni altamente integrate, con apparecchi miniaturizzati e sistemi di regolazione puntuale. Quanto è stato determinante il controllo dell’emissione luminosa — in termini di direzionalità, intensità e scenari — nel definire l’equilibrio finale del progetto?
«Questo progetto, complesso e delicato, non potrebbe esistere senza l’ausilio di un sistema di regolazione puntualmente calibrato per ogni scenografia visiva concepita.
Tutti i sistemi luminosi studiati e realizzati in funzione delle singole criticità peculiari a ciascun ambito di intervento riescono nel loro intento – in termini visivi, estetici e conservativi – grazie alla customizzazione delle emissioni luminose, calibrate in funzione di ogni applicazione. Altrettanto indispensabile è stata la flessibilità della luce per la corretta applicazione delle proprietà percettive della visione, alla base della struttura del progetto. Dopo la fase di montaggio dei sistemi, ciascuna area è stata oggetto di una attenta fase di puntamento dei corpi illuminanti, supportata dalle simulazioni e dai calcoli illuminotecnici effettuati per ogni ambiente, seguita da una meticolosa campagna di regolazione finalizzata a bilanciare le emissioni luminose in funzione delle caratteristiche dei materiali e delle texture, molto variabili fra loro in termini di consistenza e cromia, e a controllare rigorosamente il mantenimento di livelli di illuminamento estremamente contenuti. Grazie alla flessibilità della luce, in termini di direzione e intensità, oltre al minimalismo formale, al bilanciamento percettivo e cromatico e all’equilibrio fra luce e ombra, questo intervento è caratterizzato da un’atmosfera visiva suggestiva e armonica, che rende ancora più intensa la visita di uno dei luoghi più sacri del mondo».




