Tutto comincia dal buio. Trent’anni di sperimentazione (e luce) di Es Devlin in mostra a Londra

Dai monoliti luminosi dei concerti di Beyoncé alle biblioteche rotanti e specchianti, passando per le scenografie teatrali. La retrospettiva Other Worlds al Design Museum racconta come l’artista britannica abbia reinventato il rapporto tra spazio e spettatore, trasformando ogni progetto in un’esperienza regolata dalla luce.
Dai monoliti luminosi dei concerti di Beyoncé alle biblioteche rotanti e specchianti, passando per le scenografie teatrali. La retrospettiva Other Worlds al Design Museum racconta come l’artista britannica abbia reinventato il rapporto tra spazio e spettatore, trasformando ogni progetto in un’esperienza regolata dalla luce.
Cover photo: Es Devlin photographed in Es Devlin/ Other Worlds at the Design Museum. Photo Credit David Parry for the Design Museum

«In un certo senso, bisogna partire dal buio per trovare la luce». Es Devlin descrive così, nell’episodio di Abstract: The Art of Design dedicato al suo lavoro su Netflix, uno dei principi che attraversano la sua pratica: partire dal buio per capire come la luce possa costruire uno spazio, orientare lo sguardo e trasformare ciò che appare davanti allo spettatore. Artista e scenografa britannica tra le figure più influenti della scena contemporanea, Devlin ha lavorato con gli artisti più iconici degli ultimi decenni, da Beyoncé, a Lady Gaga, muovendosi tra teatro, opera, concerti, e grandi eventi. Trent’anni di ricerca sono ora riuniti al Design Museum di Londra in “Es Devlin: Other Worlds”, aperta dal 2 ottobre 2026 al 4 aprile 2027, prima retrospettiva europea dedicata al suo lavoro.

1. Es Devlin photographed amongst her archive. Photo credit Daniel Devlin @susakpress

Idee, bozzetti e scenografie in mostra

Concepita insieme all’artista, la mostra mette al centro il processo creativo, seguendo il percorso che conduce dall’intuizione iniziale all’opera. Il percorso espositivo si apre infatti con la ricostruzione del suo studio londinese, tra libri, oggetti e maquette, e prosegue con Archive Unboxed, la più ampia presentazione del suo archivio personale realizzata finora: schizzi, dipinti, collage, diari e stampe raccontano la sua formazione e l’evoluzione dei progetti più recenti.

Al centro del percorso si trova il 30-Year Desk, una grande struttura circolare progettata per il Design Museum. Circa cinquemila materiali, tra schizzi, prototipi e modelli rotanti, costruiscono una cronologia tridimensionale della sua carriera. Si passa dalla scenografia di The Lehman Trilogy, il dramma di Stefano Massini sulla parabola della famiglia Lehman e del capitalismo americano, a Forest of Us, l’installazione immersiva presentata a Superblue Miami nel 2021 che mette in relazione la ramificazione dei bronchi umani con quella degli alberi. Compaiono anche i progetti per la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi di Londra del 2012, il Super Bowl halftime show del 2022 con Dr. Dre, Snoop Dogg, Eminem, Mary J. Blige e Kendrick Lamar, e le monumentali strutture cinetiche realizzate per i concerti.

2. Es Devlin photographed in Es Devlin/ Other Worlds at the Design Museum. Photo credit Daniel Devlin @susakpress

La luce come materiale scenografico

Nel lavoro di Devlin la luce modella la percezione dello spazio attraverso riflessi, proiezioni, aperture e zone d’ombra: può isolare una figura, dissolvere una superficie o modificarne la scala apparente. Il buio diventa così il punto di partenza del progetto, la condizione da cui forme, volumi e profondità emergono gradualmente.

Si capisce come il teatro abbia rappresentato un laboratorio privilegiato per questa ricerca, mentre i concerti le hanno permesso di trasferirla su scala monumentale. In Faith Healer di Brian Friel, diretto da Lyndsey Turner al Donmar Warehouse, una cortina di pioggia illuminata scandiva i monologhi; nell’Amleto di Shakespeare al Barbican, con Benedict Cumberbatch, luce e proiezioni alteravano la profondità della monumentale Elsinore. In The Lehman Trilogy, adattata da Ben Power e diretta da Sam Mendes al National Theatre, un grande volume di vetro accoglieva oltre un secolo di storia. Nei concerti la stessa grammatica cambia scala e intensità: con Adele, Devlin usa grandi immagini, schermi e una cortina di pioggia per conservare una sensazione di prossimità anche nell’arena. Per il Formation World Tour di Beyoncé del 2016, il Monolith, un’enorme scultura video rotante a LED, moltiplicava e ricomponeva continuamente l’immagine della performer. Nei progetti con Kanye West, dallo Yeezus Tour alla piattaforma sospesa del Saint Pablo Tour, lo spazio scenico arriva a inglobare la folla, trasformandola in parte dello spettacolo.

3. Es Devlin installation for ‘Tristan and Isolde’ at the Met Opera, 2026. Photo credit Es Devlin

Dalle specie minacciate alle biblioteche di luce

Tornando al percorso londinese, Come Home Again riprende l’installazione realizzata nel 2022 davanti alla Tate Modern. Pensata come un santuario dedicato alle specie minacciate che abitano Londra, riunisce centinaia di disegni di animali, insetti e altre forme di vita non umane in una struttura luminosa che, nella mostra, viene ricomposta in una nuova costellazione. Le immagini si moltiplicano e spostano temporaneamente lo sguardo lontano dalla centralità della presenza umana. 

4. Es Devlin photographed in Es Devlin: Other Worlds at the Design Museum. Photo credit Daniel Devlin @susakpress

Il percorso culmina nella Infinite Library, realizzata appositamente per la retrospettiva. Oltre duemila libri, organizzati cromaticamente, ruotano sopra una piattaforma specchiante, alcuni volumi aperti invitano i visitatori a fermarsi e leggere, mentre la voce di Es Devlin stessa accompagna l’ambiente con testi che hanno influenzato il suo pensiero. Movimento e riflesso trasformano la biblioteca in una scultura percorribile e mutevole.

5. Es Devlin photographed 
in Es Devlin: Other Worlds at the Design Museum. 
Photo credit Daniel Devlin @susakpress

Al termine della mostra, i libri forniti da Penguin Random House UK saranno donati a enti locali nell’ambito del National Year of Reading 2026. Infinite Library prosegue una ricerca già evidente in Library of Light, realizzata nel cortile della Pinacoteca di Brera durante la Milano Design Week del 2025. Una biblioteca circolare e rotante circondava una superficie specchiante inclinata, capace di intercettare la luce solare e proiettarla sulle zone in ombra del cortile. Il movimento del sole modificava continuamente l’opera, mettendo in relazione l’architettura con il tempo naturale.

6. ‘Library of Light’ by Es Devlin, Milan. Pinacoteca di Brera, Milan, 2025. Photo credit Es Devlin

Come si conserva un’esperienza effimera?

Il progetto del Design Museum si confronta così con il paradosso di tradurre nello spazio espositivo un lavoro che vive pienamente nella durata della performance. Modelli, disegni e film restituiscono la genesi dei progetti, ma l’esperienza originaria resta legata al tempo condiviso tra performer e pubblico: «Le cose che creo non sono le cose in sé. Sono il tempo che le persone presenti alla mostra trascorrono in compagnia di quelle cose». 

La retrospettiva tiene insieme queste due dimensioni: da una parte l’archivio, che conserva il processo creativo, dall’altra le installazioni, che restituiscono al visitatore una relazione fisica e immersiva con il lavoro. Ed è proprio nella sua natura transitoria che la scenografia trova forse la sua forma più duratura. Come osserva Devlin: «Alla fine, tutto continuerà a esistere solo nei ricordi delle persone». 

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Atmosfera è uno spazio aperto al dialogo. Se la luce è parte fondamentale della tua ricerca o di un tuo progetto specifico, siamo pronti ad ascoltarti. Selezioniamo progetti illuminotecnici, installazioni artistiche, progetti fotografici e storie capaci di esplorare il potenziale narrativo della luce.

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