La luce nel cinema classico: volto e primo piano

Luci (e ombre) nelle produzioni cinematografiche della prima metà del '900 e la nascita del primo piano

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Convenzionalmente, con cinema classico intendiamo un periodo della storia del cinema – che va dalla fine degli anni ’20 all’inizio degli anni ’60 – in cui sono stati delineati alcuni dei tratti principali che hanno definito il linguaggio cinematografico. In particolare, il cinema classico Hollywoodiano è considerato il periodo d’oro della storia del cinema, che ha incastonato volti, storie e situazioni nel tempo e nella cultura occidentale, contribuendo a costruire gran parte dellimmaginario collettivo che ci appartiene ancora oggi.

Uno dei passaggi principali tramite cui è possibile ripercorrere il passaggio da cinema delle origini a cinema classico è l’introduzione del primo piano, primo tassello della rappresentazione del volto sullo schermo. L’uso di questa inquadratura rappresenta la trasformazione dell’idea di cinema stesso.

1. Persona by Ingmar Bergman, 1966

Nel cinema delle origini, i volti che occupavano tutto lo schermo erano delle maschere utilizzate per creare spavento o stupore: la frammentazione del corpo è stata introdotta progressivamente, in quanto percepita come non naturale. Poter vedere una faccia grande dava l’impressione che tutto fosse fuori proporzione, smisurato. È solo tramite l’identificazione del personaggio con il suo volto che si è passati gradualmente all’introduzione del primo piano.

Volto e primo piano come conquista di prossimità psicologica nel cinema classico

Il primo piano è una conquista di prossimità psichica all’immagine. Il volto è una superficie ricchissima ed essenziale: luogo paradossale, è la prima forma di comunicazione non verbale che offriamo agli altri ma è negata a noi stessi, perché senza immagini non lo vediamo. Consentendo l’accesso al volto, il cinema consente accesso tramite l’immagine al pensiero e alle dinamiche psichiche, ai sogni e ai ricordi. Il volto e la visione in primo piano non vengono utilizzati prima dell’introduzione del cinema narrativo, di cui il cinema classico diventa massima espressione. È proprio l’introduzione delle grandi storie che consente di neutralizzare quegli effetti ed elementi di eccesso che facevano apparire innaturali i primi piani nel cinema delle origini.

2. The Lady from Shanghai by Orson Welles, 1947

Esempi di Luce nel Cinema Classico Hollywoodiano

Il cinema classico Hollywoodiano ha lavorato tantissimo sui caratteri morali che possono veicolare i volti. Questo tipo di rappresentazione del primo piano al cinema ha anche a che fare con un uso della luce specifico, non-naturalistico. La luce, in questo periodo della storia del cinema, viene utilizzata letteralmente per modellare i volti, per fornire ad essi una forma specifica di rappresentazione, che tramite l’immagine si fa anche veicolo di messaggi morali.

‘The Lady from Shanghai’ di Orson Welles

In The Lady from Shanghai di Orson Welles, ad esempio, il primo piano di Rita Hayworth è emblematico del potere seduttivo che viene assegnato ai volti nel cinema Hollywoodiano. In una scena del film lei, che sta fuggendo da una violenza, viene salvata dal personaggio maschile che la porta sulla barca che ha ormeggiato nella baia di New York per salvarla. In questa scena viene rappresentata come una sirena: tanto più lui è tagliato dalle ombre, il suo volto nascosto, quanto più lei invece è illuminata da un fascio quasi paradisiaco, fuori da ogni logica di verosimiglianza.

3. The Lady from Shanghai by Orson Welles, 1947

‘Casablanca’ di Michael Curtiz

Un altro esempio è Casablanca di Michael Curtiz del 1942, in cui il volto di Ingrid Bergman viene rappresentato con una luce aureolata, scintillante, del tutto falsa: i protagonisti sono due profughi che arrivano dall’Europa, lui (Humphrey Bogart) che si è salvato più volte dalla morte ma il cui volto non è minimamente scalfito dal suo vissuto. L’uso della luce per costruire i volti nel cinema Hollywoodiano classico ci dice qualcosa della funzione identificatrice che viene assegnata ai primi piani, che va di pari passo con la funzione rivelatrice, ossia quella che rivela le emozioni.

4. Casablanca by Michael Curtiz, 1942

‘Persona’ di Ingmar Bergman

Qualche anno dopo, Ingmar Bergman nel prologo di Persona (1966) ci fornisce una riflessione sulla finzione del volto nel cinema: ne l’iconica scena iniziale, una proiezione rende visibile il primo piano di un volto femminile, una delle due protagoniste che nella storia sarà soggetta a una crisi di identità. Mostrandoci il proiettore e la pellicola come fascio di luce, Bergman ci ricorda che stiamo guardando un film, e pertanto non va confuso con la realtà.

5. Persona by Ingmar Bergman, 1966

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