Una palette doppia, fredda e calda
Non è difficile notare come la cucina sia caratterizzata da una luce surgelata e spigolosa, nuda e cruda, dominata dai non-colori; inox, bianco sporco delle superfici, blu spento delle divise. Al contrario, le scene intime in cui i personaggi escono dal posto di lavoro e vivono non come cuochi ma come esseri umani sono dominate da una luce doratina, un po’ croccante, apparentemente rassicurante ma molto più sottile nel far emergere traumi e turbamenti.
Il codice cromatico di Carmy
In realtà la grammatica luminosa di The Bear è così potente da rovesciare le percezioni con la forza del racconto: la luce calda e avvolgente è quella delle liti familiari, i ricordi ambrati di Mickey richiamano il lutto. Non si può affidarsi al codice cromatico tradizionale (caldo = accogliente, freddo = ostile), perché in questo universo è tutto diverso, il caldo brucia e il freddo protegge: la temperatura della disciplina è l’unico ordine che Carmy conosce.
Dal grigio perla del fine dining alla pellicola dell’episodio Gary
Con l’ascesa al fine dining, che potrebbe ritrovare il nostro light designer che si è perso a Chicago un po’ più favorevole alle scelte di luci del ristorante, la palette si raffredda ulteriormente: il grigio-perla della sala stellata rappresenta l’ascesa e il trionfo dell’ambizione. E nell’episodio Gary, girato in pellicola, riporta un calore granuloso, quasi seppiato, che spiega il passato come materia fisica, senza i (già visti ovunque) filtri nostalgici.
Neon e LED RGB separano la realtà dalla finzione
Quando si lavora sulle ombre, avviene con “espressionismo fisiologico”. «Gran parte della serie è girata estremamente vicino ai nostri volti. Questo, come attore, ti permette davvero di cercare una vita interiore e di fidarti del fatto che la macchina da presa sia uno strumento estremamente sensibile. Se stai provando qualcosa, la camera lo coglierà», ha rivelato Jeremy Allen ad Associated Press. La serie è stata girata in digitale su Alexa Mini LF, e la texture vibrante che rende i personaggi così vicini a noi deriva dalla scelta di spingere l’ISO 8 (cioè la sensibilità del sensore alla luce) fino a 3200, il punto limite.
La distruzione del food porn. Il cibo è un mix tra materia e sudore
The Bear distrugge le icone della televisione gastronomica, a partire dal tormentone food porn. Per una volta, dopo anni di “cookwashing” tra piantine profumate di basilico, pomodori troppo rossi e faretti ben posizionati, il cibo non è più un oggetto bellissimo del desiderio, ma di fatica… capace addirittura di suscitare disgusto. Anche le scelte di fotografia seguono questo principio, rompendo gli schemi e fornendoci una nuova chiave, anche per uscire da The Bear e ripensare ai profili Instagram, ai programmi di cucina, agli showcooking degli eventi di lusso con un mindset diverso.
L’estetica anti-lusso di The Bear diventa un nuovo oggetto del desiderio
Nell’epoca del controllo, The Bear ha scelto il caos. Ha voluto la sovraesposizione controllata, la lampada al neon per guidare i personaggi per aspera ad astra. Questa estetica anti-lusso, paradossalmente, è diventata l’immagine più desiderabile della TV contemporanea, e il simbolo dell’icona sexy Jeremy Allen White, protagonista poco dopo la serie di una caldissima campagna di Calvin Klein.




