In Italia la figura del lighting designer sta progressivamente trovando un maggiore riconoscimento grazie al consolidarsi di una cultura progettuale più consapevole e all’impegno costante di realtà associative che ne promuovono la qualificazione professionale. In questo contesto, APIL, Associazione Progettisti dell’Illuminazione, rappresenta un punto di riferimento per i progettisti che operano nel mondo della luce, attraverso un lavoro continuativo di formazione, confronto e dialogo con le istituzioni e con l’industria. Abbiamo incontrato Bianca Tresoldi – presidente dell’Associazione – per ripercorrere le principali attività sviluppate durante il suo mandato e approfondire le prospettive future della professione nel panorama italiano.
Cos’è APIL e quali sono oggi le sue principali attività?
«APIL è un’associazione di categoria riconosciuta secondo la legge 4/2013 (professioni non organizzate in ordini e collegi) ed è iscritta nell’elenco del MIMIT (Ministero delle Imprese e del Made in Italy) dal 2014. Nasce 26 anni fa, con l’obiettivo di promuovere, valorizzare e tutelare la professionalità del lighting designer italiano indipendente.
Il lighting designer gioca un ruolo centrale nei progetti architettonici, urbani, artistici e comunicativi. In Italia, dove la progettazione della luce è spesso sottovalutata o affidata a soluzioni standardizzate, APIL si pone come punto di riferimento per chi intende esercitare questa professione con competenza, responsabilità culturale e visione creativa. Le attività dell’associazione si articolano su più livelli. Un ambito fondamentale è quello della formazione e dell’aggiornamento professionale: attraverso corsi, workshop e seminari, APIL supporta i soci nel confronto continuo con l’evoluzione tecnologica, normativa e progettuale. Allo stesso tempo, l’associazione promuove il networking e la collaborazione tra professionisti, favorendo lo scambio di esperienze e la nascita di progetti condivisi. APIL è inoltre impegnata nella diffusione di buone pratiche di progettazione illuminotecnica, offrendo linee guida, strumenti operativi ed esempi concreti orientati alla qualità, alla sostenibilità e al rispetto del contesto. Infine, mantiene un dialogo attivo con istituzioni e industria, partecipando a tavoli di lavoro tecnici e normativi (UNI, MASE e altri) con l’obiettivo di contribuire allo sviluppo di un approccio alla luce più consapevole, responsabile e coerente con le esigenze contemporanee».
Inclusione, partecipazione e condivisione sono i valori fondanti di APIL: come si traducono in pratica nel lavoro dell’Associazione?
«Per APIL, inclusione, partecipazione e condivisione, non sono solo principi, ma criteri operativi concreti che guidano le scelte e le attività dell’associazione. Per inclusione intendiamo, prima di tutto, il riconoscimento della pluralità di competenze che contribuiscono alla qualità di un progetto di illuminazione. Nel 2024, con l’inizio della mia presidenza, abbiamo modificato lo Statuto per aprire l’iscrizione anche a quei professionisti che lavorano all’interno degli studi di progettazione e che, pur non essendo titolari della firma, partecipano in modo sostanziale alla realizzazione dei progetti. Guardando al futuro, il Consiglio Direttivo ha deciso di ampliare ulteriormente la struttura associativa: nel corso del 2026, con l’adozione di un nuovo Statuto sottoposto all’Assemblea Generale, saranno introdotte nuove categorie di soci.
Oltre ai soci professionisti con diritto di voto, verranno previsti i sostenitori tecnici — progettisti e specialisti della filiera della luce operanti in ambito commerciale e produttivo — e i narratori della luce, ossia coloro che contribuiscono a diffondere la cultura della luce attraverso ricerca, scrittura e immagini. Questa apertura favorisce la contaminazione tra competenze diverse e stimola una visione più amplia e consapevole del progetto luce. APIL è inoltre aperta agli studenti: crediamo fortemente che i giovani, in particolare quelli provenienti da master e percorsi formativi dedicati al lighting, siano una risorsa fondamentale e portino in associazione energia, curiosità e nuovi punti di vista. Infine, la condivisione riguarda la messa in comune di conoscenze, strumenti e opportunità. APIL promuove workshop, tavole rotonde e gruppi di lavoro aperti, in cui ogni associato può intervenire, proporre temi e contribuire alla definizione di linee guida e progetti comuni. Questo approccio rafforza il valore e la qualità del confronto professionale».
Durante il suo mandato, APIL ha rafforzato la diffusione della cultura della luce: quale per lei è stato il risultato più significativo raggiunto finora?
«Ho sentito forte la responsabilità di lavorare su due piani complementari: da un lato il rafforzamento istituzionale di APIL, dall’altro la diffusione di una cultura della luce sempre più consapevole e condivisa. Uno dei risultati più significativi raggiunti, e che si concretizzerà nel 2026, è il riconoscimento di APIL da parte del MIMIT come associazione abilitata a rilasciare un attestato di qualità e qualificazione dei servizi professionali ai propri soci ordinari. Pur non essendo una certificazione ufficiale della professione, questo attestato rappresenta per me uno strumento fondamentale: valorizza il percorso dei professionisti, il rispetto di un codice deontologico e l’impegno nella formazione e nell’aggiornamento professionale, offrendo al tempo stesso maggiori garanzie ai committenti. In questa direzione si inserisce anche l’apertura di uno sportello di vigilanza, pensato per tutelare utenti e professionisti, lasciando spazio a segnalazioni e confronti costruttivi. Parallelamente, ho lavorato per rendere il ruolo del lighting designer sempre più riconoscibile e comprensibile, non solo tra gli addetti ai lavori, ma anche tra architetti, amministrazioni pubbliche, enti e cittadini. Grazie a conferenze, workshop e incontri professionali, ho cercato di trasmettere un messaggio chiaro: la luce non è un semplice complemento d’arredo, ma una materia di progetto a tutti gli effetti, capace di influenzare profondamente la qualità degli spazi, la sicurezza e la sostenibilità ambientale».
Quale ruolo può giocare oggi APIL nel dialogo tra lighting designer, architetti, istituzioni e industria?
«APIL svolge il ruolo di ponte tra queste figure, favorendo un dialogo costruttivo e continuo. L’associazione supporta i professionisti nel valorizzare la propria competenza, aiutando al contempo gli altri attori a comprendere quanto sia importante una progettazione della luce, indipendente, consapevole e sostenibile per l’ambiente. Grazie alla conoscenza approfondita delle esigenze del mercato, delle tecnologie e delle innovazioni del settore, APIL sostiene un dialogo costante tra lighting designer e industria: solo collaborando attivamente è possibile affrontare le sfide quotidiane che il mercato ci pone».
Tra meno di un anno si concluderà il suo mandato alla guida dell’Associazione. Cosa si augura per il futuro di APIL e quale eredità vorrebbe lasciare a chi raccoglierà il testimone dopo di lei?
«Mi auguro che APIL continui a crescere come comunità di professionisti, rafforzando il dialogo tra soci, settore e istituzioni. Vorrei lasciare strumenti e collaborazioni che consentono al nuovo presidente e al Consiglio Direttivo di proseguire il percorso tracciato in tutti questi anni di associazione. L’eredità che spero di trasmettere è tenacia, visione creativa e collaborazione sincera tra progettisti e industria. Solo così il mercato della luce potrà diventare più prospero, innovativo e riconosciuto, a vantaggio di tutti i professionisti e dell’intera filiera italiana ed estera».




