Annullare il peso del marmo con la regia della luce: Kan Yasuda alla Fondazione Wilmotte di Venezia

La mostra Isole del Silenzio porta alla Fondazione Wilmotte di Venezia le sculture di Kan Yasuda. Qui, il progetto di illuminazione firmato dall'Agence Wilmotte ridefinisce la percezione del marmo.
La mostra Isole del Silenzio porta alla Fondazione Wilmotte di Venezia le sculture di Kan Yasuda. Qui, il progetto di illuminazione firmato dall'Agence Wilmotte ridefinisce la percezione del marmo.
Cover photo: Kan Yasuda, Islands of Silence, Fondation Wilmotte, Venice. Official Collateral Event of the 61st International Art Exhibition – La Biennale di Venezia, May 9–November 22, 2026. Courtesy of Kan Yasuda and Fondation Wilmotte.

«Mi piacciono le sue sculture, sono spesso come dei giganteschi ciottoli trascinati nelle strade dalla corrente di un improbabile diluvio universale. (…) Le sbozza, le leviga, le lucida, le accarezza sino a che emanino la giusta luce; come hanno fatto molti scultori. E quel lavorio lungo e paziente è sempre accompagnato dall’attesa che la scultura esca dal marmo».

In uno scritto del 2015, Renzo Piano mette così a nudo il legame indissolubile tra la lavorazione artigianale di Kan Yasuda e la resa luminosa della materia. Questa specifica sensibilità formale è il fulcro di Kan Yasuda – Isole del Silenzio, la mostra, aperta dal 9 maggio al 22 novembre 2026, alla Fondazione Wilmotte di Venezia (Cannaregio), inserita tra gli Eventi Collaterali della 61ª Biennale d’Arte. 

 

1. Foto Courtesy Kan Yasuda e Fondation Wilmotte

Marmo e bronzo per opere che incoraggiano la fruizione

Nato a Bibai (Giappone) nel 1945, Yasuda si è diplomato all’Università delle Arti di Tokyo per poi trasferirsi in Italia nel 1970 con una borsa di studio governativa. Presso l’Accademia di Belle Arti di Roma ha studiato sotto la guida del maestro Pericle Fazzini, stabilendosi successivamente a Pietrasanta, in Toscana, centro d’eccellenza per la lavorazione dei materiali lapidei. La sua produzione si caratterizza per l’uso del marmo bianco di Carrara e del bronzo, modellati in volumi geometrici dalle linee smussate e organiche. Le sue opere nascono per relazionarsi direttamente con il contesto nel quale sono collocate, stimolando una fruizione tridimensionale, spaziale e profondamente dinamica.

2. Foto Courtesy Kan Yasuda e Fondation Wilmotte

Una riflessione focalizzata sulla “non-materia”

Negli spazi della Fondazione Wilmotte di Venezia, questo approccio dà vita a un “giardino minerale“, uno spazio interiore, silenzioso, in cui la texture liscia del marmo risuona con i volumi circostanti. Il percorso espositivo si sviluppa attorno alla nozione giapponese di Ma (間), un intervallo inteso non come vuoto o mancanza, ma come spazio intermedio attivo. Nelle sculture di Yasuda, la materia lavorata diventa un elemento che equilibra la densità del blocco, traducendo la riflessione dell’artista sulla “non-materia” in un bilanciamento tra forma e spazio.

3. Foto Courtesy Kan Yasuda e Fondation Wilmotte

Isole luminose nell’oscurità

Il percorso è introdotto dal video Oltre la forma, che svela il processo con cui l’artista scolpisce il marmo, prima di entrare nella sala principale. Qui l’allestimento propone un netto contrasto visivo: l’ambiente è caratterizzato da una penombra accolta da un pavimento bianco, progettato per amplificare le percezioni di uno spazio dedicato al raccoglimento. In questa stanza, sono disposte dieci sculture come isole luminose nell’oscurità. Le loro geometrie morbide e circolari catturano la luce in modo mutevole a seconda del punto di vista del visitatore, con le linee dolci delle cavità interne che creano una delimitazione visiva che invita alla meditazione.

4. Foto Courtesy Kan Yasuda e Fondation Wilmotte

La scenografia e l’illuminazione, progettate dall’Agence Wilmotte di Parigi, strutturano questa sensazione di sospensione attraverso una precisa strategia illuminotecnica. Il sistema combina una luce radente inferiore, che investe la base e solleva visivamente le opere dal pavimento annullando la percezione della gravità, con fasci luminosi concentrati dall’alto che accarezzano le superfici superiori e mettono in risalto la finitura levigata della pietra.

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