Diego Bassetti e Andrea Panzieri, Studio 14
Lavorano spesso con il vetro i progettisti di Studio14, in particolare quello di Murano. Materiale duttile, che si presta a diverse applicazioni, che asseconda forme diverse e si tinge di infiniti colori, è plasmato dalla fantasia di Diego Bassetti e Andrea Panzieri. Con loro abbiamo parlato di ispirazioni, artigianalità contemporanea e tradizione riscritta.
Le lampade Jipsy e Metropolis sono alcune delle vostre realizzazioni per Abate Zanetti di Murano, un’istituzione che porta avanti una grande responsabilità legata al tramandare un patrimonio storico unico nel mondo…
«La collaborazione con Abate Zanetti è stata un’esperienza molto significativa. Ci ha avvicinati al mondo del vetro e permesso di capire a fondo questo materiale, in particolare approfondire il settore artistico veneziano. Sebbene la lavorazione del vetro possa sembrare semplice a prima vista, ha un’alta complessità tecnica e richiede in realtà grande maestria, data da anni di apprendistato. C’è sempre una continua sperimentazione e innovazione, si è sempre alla ricerca di nuove forme, colori e texture».
Cathedral (per Tonelli Design), Moule (per Marchetti Illuminazione) e Volver (per Terzani) sono dei veri e propri pezzi scultura, lampadari mixati tra arte e tecnologia. Come sono nate queste idee?
«Tutti i nostri progetti nascono dagli stimoli che ci circondano. Dall’osservazione della realtà, arte, natura. Tradizioni ed emozioni quotidiane diventano per noi fonte d’ispirazione».
Raccontateci i dettagli tecnici di Cathedral, ispirato all’imponenza di una cattedrale…
«Mai nome poteva essere più calzante per definirne l’essenza. Con la sua struttura maestosa e raffinata, ogni dettaglio di questa lampada è pensato per riflettere la luce in un gioco di trasparenze e ombre. Ogni modulo è realizzato con lamelle di metallo e vetro che, disposte in modo geometrico, creano un particolare effetto visivo dinamico. Le lamelle, rifinite con precisione per garantire una struttura solida ma al contempo leggera, e il vetro che diffonde la luce in modo morbido, rendono l’ambiente caldo e accogliente. Il contrasto tra la solidità del metallo e la trasparenza del vetro gli conferisce eleganza e modernità».
In contrapposizione alla presenza generosa dei chandelier sopra descritti, troviamo le lampade Burlesque e Can Can che suggeriscono invece una silhouette: come se si volesse lasciare spazio solo alla luce, senza interferirvi con il paralume.
«Questa seconda tipologia di prodotti si presenta volutamente più semplice perché è stata pensata e realizzata per un’azienda – entrambe sono prodotte da Colico Design – in cui a catalogo la componente illuminotecnica ha un ruolo minore. Ogni nostro progetto nasce, infatti, da un’attenta valutazione del contesto a cui è destinato. Consideriamo sempre il pubblico di riferimento e la necessità che ogni oggetto possa dialogare in modo armonico con la collezione già presente a catalogo, integrandosi con l’identità del brand».
Vi attrae più seguire le dinamiche di una progettazione seriale oppure indagare le peculiarità della fattura artigiana?
«Ciò che ci affascina è il progetto stesso. Solitamente disegniamo per aziende con una produzione industriale, ma è capitato di lavorare anche con artisti e di collaborare a progetti di natura puramente artigianale. Esperienze che arricchiscono il nostro approccio progettuale. Forse l’aspetto più affascinante è proprio il “buttarsi” in un nuovo progetto in cui si crede davvero, accompagnarlo lungo tutto il percorso creativo e costruttivo. Vederlo infine prendere forma, indipendentemente dal fatto che la sua realizzazione sia industriale o artigianale».
Cos’è che definisce per voi l’attenzione al dettaglio?
«L’attenzione al dettaglio non è solo riferita a elementi estetici progettati. Si riferisce anche a come i vari componenti di un prodotto vengono assemblati tra loro, la loro posizione, la loro unione (ad esempio, come viene fatta una saldatura o che tipo di vite viene usata). Sono tutti dettagli che insieme devono creare armonia nel progetto».
Per arredare e illuminare un nuovo concept d’interni così come in una ristrutturazione domestica, da cosa partite?
«Quando affrontiamo un progetto in primis teniamo conto del gusto del cliente. In base allo stile e alle esigenze della committenza si progetta l’illuminazione dello spazio in modo che ne rispecchi il carattere. Tutto deve partire dal fatto che ogni spazio ha le proprie caratteristiche, e in base a queste la luce viene progettata».
Preferite prodotti a vista o nascosti? La temperatura della luce la proponete diversa, a seconda degli ambienti?
«Tendenzialmente preferiamo utilizzare apparecchi a vista, che abbiano una temperatura della luce rigorosamente calda. La dimmerabilità non è sempre cercata – il più delle volte è una richiesta della committenza – a noi soprattutto piace creare giochi di luce e di ombra utilizzando delle luci puntiformi».




