Nuova Luce a San Francesco al Fopponino di Gio Ponti

Una sinergia tra pubblico e privato ripristina l’atmosfera di raccoglimento e magia voluta da Ponti

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A Milano, in via Paolo Giovio al civico 41, si apre una piazzetta incorniciata da una facciata davvero speciale. Si tratta della Chiesa di San Francesco al Fopponino, progettata da Gio Ponti nel 1961. Ponti fu incaricato dall’Unione Commercianti di Milano di progettare una chiesa con centro parrocchiale che si integrasse armoniosamente sia con i vincoli naturali del terreno sia con la chiesa seicentesca preesistente.

Il fascino originale dell’architettura di Gio Ponti

Il risultato è un edificio arretrato rispetto alla strada, che crea una piccola piazza utilizzata ancora oggi come sagrato. La facciata fa parte di un’unica struttura che collega la chiesa agli edifici parrocchiali, formando un fronte urbano unico caratterizzato da aperture esagonali simili a losanghe. Otto di queste, aperte incorniciano il cielo retrostante, mentre le tre centrali, chiuse da vetrate, rivelano lo spessore del muro.

1. San Francesco al Fopponino - ph. Michele Nastasi

L’intero ambiente interno, concepito secondo criteri di semplicità ed essenzialità, si sviluppa nella forma di un esagono asimmetrico. La struttura è in cemento armato e comprende pilastri a sezione variabile che si saldano con le travi del tetto a capanna. All’ampia navata centrale sono affiancate due navate laterali di altezza e ampiezza minore, ognuna terminante con un altare. Ponti per questo intervento disegnò anche gli arredi, le suppellettili sacre e persino le vesti liturgiche, concretizzando così il suo disegno di opera d’arte totale.

2. San Francesco al Fopponino - ph. Michele Nastasi

Tutto lo spazio è progettato secondo una precisa coerenza artistica, dal volume architettonico fino all’arredo, compreso l’apparato illuminotecnico e i lampadari oggi restaurati dalla Olivari.

I Lampadari di Olivari e IGuzzini

I venti lampadari in ottone della navata centrale furono sostituiti negli anni ’80 per implementare altri apparecchi che aumentassero la resa luminosa. I proiettori a ioduri metallici, molto potenti, hanno alterato completamente il concetto spaziale e l’atmosfera raccolta voluti in origine da Ponti. Inoltre, i lampadari stessi hanno subito nel tempo una progressiva ossidazione, perdendo così la finitura leggera ed elegante che li caratterizzava.

Il Restauro e la nuova illuminazione di San Francesco al Fopponino

L’intervento di restauro ha riguardato inizialmente la struttura metallica ed è stato svolto nelle officine Olivari. Si è innanzitutto analizzato in laboratorio il trattamento originario dell’ottone e quindi, dopo aver sabbiato e smerigliato la superficie per rimuovere l’ossidazione, si è proceduto con la satinatura orizzontale e una successiva verniciatura trasparente e cottura a forno, che manterrà l’aspetto dei lampadari inalterato per molti anni a venire.

3. San Francesco al Fopponino - ph. Michele Nastasi

Parallelamente, con la consulenza del tecnico specialista in illuminotecnica, ing. Carlo Bignoli, è stata sviluppata una soluzione basata su strisce LED alimentate a bassa tensione, in grado di fornire i lumen originariamente erogati dai tubi al neon sagomati e ricurvi. Tali strisce sono state fissate in modo reversibile sul tegolino, garantendo una luce diffusa e calda senza essere visibili. Pochi interventi di aggiunta: un Underscore inOut di iGuzzini durante la notte evidenzia lo spessore murario esterno delle vetrate e le relative strombature.

4. San Francesco al Fopponino - ph. Michele Nastasi

Un Underscore, sempre dell’azienda di Recanati che corre lungo tutta la navata e illumina a “lavaggio” le pareti verticali e in parte anche il soffitto e dei proiettori Front Light che installati su dei binari all’altezza dei lampadari nelle ore notturne forniscono un’illuminazione generale dello spazio interno.

5. San Francesco al Fopponino - ph. Michele Nastasi

Marco Strina, responsabile del coordinamento del restauro, ha agito con cautela ma con la determinazione di un architetto esperto. Con l’orgoglio di un autore che interviene nella sua città, ha ripristinato l’atmosfera di raccoglimento e magia voluta tramite un’illuminazione controllata, restituendo la leggerezza e l’eleganza tipica dell’architettura milanese.

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