Mark Handforth, White Light Whirlwind, 2021, steel, lights and electrical fixtures, h 14 metri. Courtesy the artist and Galleria Franco Noero. Foto Ilario Piatti
La pratica dell’artista Mark Handforth si fonda su una riflessione costante sulla luce come materiale e fenomeno capace di ridefinire la percezione dello spazio. Attraverso sculture che coinvolgono oggetti del paesaggio urbano, lampioni industriali, frammenti di infrastrutture e sorgenti luminose artificiali, l’artista costruisce una grammatica visiva in cui la luce diventa un elemento costruttivo. Le sue opere, spesso semplici nelle forme ma complesse nell’effetto, generano nuovi modi di guardare la quotidianità e la città, con i suoi ritmi e materiali.
Nato a Hong Kong nel 1969 e cresciuto a Londra, Mark Handforth studia alla Slade School of Fine Art e alla Städelschule di Francoforte, un ambiente particolarmente attento alla sperimentazione scultorea. Dal 1992 vive e lavora a Miami, città in cui la luce artificiale, il paesaggio eterogeneo e una cultura visiva stratificata alimentano in modo decisivo il suo immaginario. Nel tempo sviluppa una pratica espositiva articolata, alternando interventi museali a progetti pubblici di ampia scala, sempre incentrati sulla relazione tra ambiente, materia e luce.
La luce come materiale scultoreo
Nelle opere di Handforth la luce assume un ruolo strutturale. Elementi come neon, lampade stradali o tubi fluorescenti vengono inseriti all’interno di composizioni che sfruttano la luminosità come linea, segno o superficie. L’artista interviene spesso sulla componente cromatica, filtrando il fascio luminoso attraverso gel colorati o studiando il comportamento della luce sulle superfici metalliche. Il risultato è una geometria luminosa che modifica la percezione dello spazio, creando zone di intensità, ombre dilatate o riflessi inattesi.
Le opere di Handforth presentano spesso un lieve scarto rispetto alla normalità: forme non del tutto simmetriche, oggetti piegati che suggeriscono una forza che li ha deformati, composizioni sospese o appoggiate a terra in bilico. Questa “deviazione” introduce una tensione che spinge lo spettatore a osservare come luce, oggetto e spazio si influenzino reciprocamente. Non c’è ricerca dell’effetto speciale, ma un uso della luce attento e preciso: una membrana che separa il simbolo dalla sua banalità.
Neon e tubi fluorescenti
Le composizioni realizzate con neon e tubi fluorescenti rappresentano uno degli aspetti principali del lavoro di Handforth. Gli elementi luminosi, spesso disposti in moduli, formano disegni essenziali che si sviluppano sulle pareti o attraversano lo spazio. Il colore della luce genera atmosfere mutevoli, facendo percepire la luminosità come una materia viva, capace di trasformare l’ambiente.
Oggetti urbani trasformati dalla luce
Lampioni piegati o inclinati, pali che si adagiano al suolo o si avvolgono su se stessi diventano protagonisti di opere che interrogano la relazione tra la città e la sua infrastruttura luminosa. La deformazione introduce una temporalità: sembra di assistere a un evento immaginario, come se l’oggetto fosse il risultato di una forza non visibile. Accostati alla luce artificiale, questi elementi trasformano l’ambiente urbano in un campo di possibilità narrative. Le figure simboliche sfruttano la luminosità come componente strutturale: la luce ne evidenzia il contorno, li rende quasi diagrammi sospesi, sottraendoli al rigore delle forme quotidiane.
La rivelazione dell’ordinario
Attraverso lievi deformazioni, spostamenti minimi e un uso mirato della luminosità artificiale, l’artista costruisce una poetica che non punta alla spettacolarità, ma a una lenta rivelazione dell’ordinario. Handforth invita a guardare l’ambiente con un’attenzione rinnovata: ciò che conosciamo si può ricomporre in strutture essenziali, quasi elementari e rivelare un modo diverso di abitare e percepire lo spazio.




