10 lampade in plastica di design che uniscono estetica e sostenibilità

Dai grandi classici del dopoguerra alle sperimentazioni contemporanee in PET riciclato e bioplastiche: una selezione di lampade in plastica di design che raccontano l’evoluzione del materiale tra progetto, innovazione tecnica e sostenibilità.

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Cover: Artemide, Nesso

Duttile e malleabile, la plastica è uno dei materiali che è stato maggiormente sfruttato nel design del dopoguerra. Le differenti mescole chimiche hanno consentito ai progettisti di osare con i colori – soprattutto negli anni ’70 – alternare superfici lucide, opache, trasparenti o satinate, sperimentare con forme ardite e dimensioni fuoriscala. Le lampade in plastica sono un perfetto esempio di come le possibilità del materiale siano state spinte al limite. I grandi classici dell’illuminazione sono nati da intuizioni geniali, come quella di Joe Colombo che nel 1962 scelse di usare il metacrilato come conduttore di luce creando Acrilica, o dall’adozione di tecniche all’avanguardia per l’epoca, come la stampa in rotazionale. Grandi volumi produttivi e basso costo della materia prima hanno permesso di introdurre sul mercato elementi d’illuminazione belli e dal prezzo contenuto, davvero democratici.

Oggi la plastica continua ad essere utilizzata, ma viene concepita per essere durevole e recuperata a fine vita. Sempre più brand hanno sostituito le plastiche di vecchia concezione con PET o PMMA riciclato, mentre start up e giovani designer si concentrano sulla creazione di lampade in bioplastiche o basate sull’upcycling, ad esempio di tappi di bottiglia fusi e trasformati per creare un amalgame effetto battuto di terrazzo.

Acrilica di Oluce

Un grande classico del design, realizzato nel 1962 da Joe Colombo per Oluce e chiamato inizialmente 281, è poi diventato celebre con il nome di Acrilica in onore al principale materiale che lo compone. Il metacrilato, usato in quegli anni sotto forma di fogli sottili principalmente per realizzare paralumi, viene applicato dal progettista in maniera sperimentale: la sua forma arquata e lo spessore importante fungono da conduttore per la sorgente luminosa (prima una lampadina fluorescente, oggi un LED performante) inserita nella base. La luce “risale” il corpo trasparente e lo accende, fino alla testa.

Lampcake di Aalf

Aalf è un piccolo brand a conduzione famigliare, fondato nel loft milanese in cui vivono Alessia Colonna e Federico Bonamici. Aiutati dai figli Achille e Leonardo, hanno creato una lampada da tavolo dal cuore green, realizzata in 100% acrilico colato riciclato Green Cast®. La prima edizione numerata è proposta in quattro colori: trasparente, arancione, verde e blu.

Confetti 400 di Faro

Da Barcellona, Faro propone una sospensione elegante che riprende l’estetica del battuto di terrazzo. Il paralume screziato è creato artigianalmente, mescolando plastica riciclata da tappi di bottiglia policromi.

Horse Lamp di Mooi

L’animo irriverente, a tratti inquietante, del marchio Mooi – fondato ad Amsterdam da Marcel Wanders – si traduce in oggetti d’arredo di ordinaria follia. Come la Horse Lamp firmata dalle Front nel 2006, una lampada equina che ha le dimensioni di un vero cavallo, realizzata in PVC con sostegni metallici. Il tocco fiabesco è il paralume a cappello sulla testa dell’animale.

Degradé di Ici et là

Ici et là sperimenta con la stampa 3D per realizzare queste sospensioni dal paralume sfumato. I lampadari sono monoblocchi di PETCG riciclato al 75%, stampati da un braccio robotico che aggiunge gradualmente il colorante per ottenere l’effetto degradé.

Mayday di Flos

Nell’ormai lontano 2000, Konstantin Grcic concepiva per Flos questo prodotto ispirato alle lampade “da cantiere”. Il gancio/maniglia serve anche per arrotolare il lungo cavo, fissato – senza l’uso di cole, per favorire un facile e corretto riciclo a fine vita – su un diffusore conico opalino di polipropilene stampato a iniezione. Divenuta un instant classic, Mayday è disponibile in nero, arancione e lilla.

KD28 di Kartell

Appena reintrodotta nel catalogo di Kartell, questa lampada da tavolo venne disegnata da Joe Colombo nel 1967. Le linee sono dichiaratamente sixties, ma i materiali e le tecnologie sono stati aggiornati, puntando su PMMA riciclato e su una calotta satinata (l’originale era trasparente). Il dettaglio che fa la differenza? Il filo elettrico rivestito in tessuto dello stesso colore della base.

Nesso di Artemide

Icona tra le icone, Nesso di Artemide è in ABS stampato a iniezione, una tecnologia innovativa negli anni ’60, quando venne concepita da Giancarlo Mattioli. Arancione o bianca, è parte della collezione permanente di design del MoMA di New York.

Under the Bell di Muuto

Questo lampadario di Muuto ha dimensioni ragguardevoli, tanto da diventare protagonista dello spazio. La sua calotta “effetto tessuto” è realizzata con un materiale che utilizza fino al 49% di fibre provenienti da bottiglie di plastica riciclate ed ha anche proprietà fonoassorbenti.

Banana Leaf di Slide

Marcantonio firma per Slide una sospensione sorprendente, la cui forma stilizzata richiama chiaramente le grandi foglie di banano. Da utilizzare per grandi installazioni outdoor (o in casa, nella declinazione applique), è realizzata in materiale plastico bianco e riproduce tutte le venature con grande precisione.

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